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La Sabbia

Archivio dati sabbia

Linee guida per la ricerca  delle sabbie per il ripascimento nel golfo di Salerno

I sedimenti utilizzati per il rinascimento frequentemente sono rappresentati dalla taglia granulometrica della sabbia. Essi possono essere utilizzate sia per opere di mantenimento (ripascimento periodico) che per opere di difesa più complesse e durature (ad esempio, difese da dighe sommerse longitudinali e pennelli). Comunque, in ogni progetto di opera di difesa o di mantenimento nella quale si utilizzano sabbie, è necessario definirne:

• la qualità, dal punto di vista granulometrico e mineralogico (la granulometria della sabbia utilizzabile teoricamente deve essere maggiore o uguale di quella della sabbia originale della spiaggia, e il suo colore il più possibile compatibile con quello della sabbia originale);

• la quantità, espressa in volume di sabbia necessario per il periodo previsto di durata dell’opera.

Definita la qualità e la quantità di sabbia necessaria per effettuare l’opera di difesa o il mantenimento periodico della spiaggia, è necessario individuare il sito ove effettuare l’estrazione.

Una possibile soluzione alla richiesta di grandi quantitativi di sabbie è lo sfruttamento di depositi marini presenti sulla piattaforma continentale generalmente caratterizzati da:

  • volumi ingenti (ordine di grandezza di 10-000 milioni di mc);
  • ubicazione prossima al sito d’intervento;
  • tessiture e mineralogia simili a quelle della spiaggia da ripascere;
  • profondità accessibili con le attuali tecniche di dragaggio;
  • costi sostenibili in presenza di cubature elevate.

Ricerche specifiche sulla piattaforma continentale salernitana

La piattaforma continentale in questione rappresenta la prosecuzione a mare della piana alluvionale del fiume Sele. Essa risulta piuttosto ampia (9-20Km) estendendosi fino alla batimetrica dei 120m nel settore settentrionale e addirittura 180m in quello meridionale (Budillon et al., 1994). La sua pendenza è alquanto debole e in genere non raggiunge il grado.

Nel mese di ottobre del 2004 con lo stesso scopo furono eseguite su incarico della Provincia di Salerno dall’Associazione Temporanea di Imprese GeoLab S.r.l. (Mandataria), Nautilus S.c.a.r.l. e Imprefond S.r.l, sui fondali marini prospicienti il litorale della foce del fiume Sele e delimitati a nord-ovest dal corso d’acqua del Tusciano ed a sud-est dal corso d’acqua del torrente Solofrone tra le batimetriche dei 20 e dei 50 m ben 54 carotaggi integrati da indagini geofisiche (Multibeam, Side Scan Sonar/Subbottom Profiler, Sparker). I risultati dell’indagine sono stati infruttuosi, nel senso che pur essendoci la presenza di sabbie (con diametro in massima parte < 125 µ) e silts, esse erano quasi sempre con un’alta percentuale di argilla. Pertanto, la ricerca ha evidenziato la non-idoneità di questi sedimenti per interventi di ripascimento.

Un’ulteriore indagine è stata svolta con scopi scientifici all’inizio degli anni novanta nel tratto più meridionale della piattaforma, ma ha raggiunto profondità decisamente maggiori di quelle investigate precedentemente, ovvero fino ai -150 m. L’indagine di dettaglio è consistita essenzialmente in profili sismici ad alta risoluzione (3.5 kHz, Uniboom e Sparker), che hanno evidenziato nel sottofondo, cioè ricoperti da altri sedimenti ad una profondità superiore ai 75m, corpi deposizionali del Pleistocene superiore-Olocene, la cui risposta acustica potrebbe verosimilmente essere data da sabbie granulometricamente assimilabili a quelle di una spiaggia (Budillon et al., 1994). Tale considerazione, per essere utilizzata ai fini di un piano di estrazione di sedimenti per il ripascimento, deve essere approfondita con indagini specifiche. Tuttavia, seppure esse fossero idonee, e ciò va determinato, l’estrazione di sedimenti a queste profondità, anche se possibile, risulta economicamente svantaggiosa.

Più recentemente, nell’ambito del Grande Progetto sono state svolte una serie di indagini per la conoscenza della spiaggia emersa e sommersa del tratto compreso tra la foce del Fiume Picentino e Torre S.Marco. In questo tratto di costa sono stati già eseguiti nell’ambito del progetto

  • prelievi di un migliaio di campioni di sedimenti superficiali lungo transetti dalla duna fino alla profondità di 15m;
  • rilievi topografici e batimetrici;
  • indagini geofisiche (Multibeam, Side Scan Sonar/Subbottom Profiler).

Quest’ultime indagini sono state utili non solo per la comprensione del fondo e dell’immediato sottofondo fino alla profondità di 15 m, ma anche per poter individuare dei sedimenti che potessero avere caratteristiche idonee ad un eventuale ripascimento. Come detto precedentemente, i sedimenti idonei per questo scopo dovrebbero avere una tessitura ed una mineralogia simili a quelle della spiaggia da ripascere e ciò potrebbe trovare una risposta coerente ed economica, in quello che si trova nella piattaforma continentale sottesa al tratto di litorale salernitano. Da quanto è emerso dall’analisi preliminare dei caratteri sedimentari rilevate nel corso di queste indagini, i sedimenti potrebbero rispondere allo scopo. Infatti, in alcuni campioni di fondo prelevati a profondità superiori a quella in cui essi sono rimobilizzati dalla dinamica costiera (≥ -8m), così come nei profili acustici ricoperti da uno spessore esiguo di sedimento fine (silt), vi sarebbero gli estremi per poter procedere ad un’analisi dettagliata ovvero un piano di caratterizzazione secondo quanto previsto dall’ICRAM-APAT (2006). Si fa presente, che questi caratteri sono altresì suffragati da dati recenti di letteratura (Budillon et al., 2012), che mostrano delle evidenze nei medesimi tratti di piattaforma.

Bibliografia essenziale
ARPA – Regione Emilia Romagna, 2008. Ricerca di sabbie in mare e ripascimento delle spiagge in erosione.
Budillon F., Pescatore T.S., Senatore M.R., 1994. Cicli deposizionali del Pleistocene Superiore-Olocene sulla piattaforma continentale del Golfo di Salerno (Tirreno meridionale). Boll. Soc. Geol. It., 113, 303-313.
Budillon F., Senatore M.R., Insinga D.I., Iorio M., Lubritto C., Roca M., Rumolo P., 2012. Late Holocene sedimentary changes in shallow water settings: the case of the Sele river offshore in the Salerno Gulf (south-eastern Tyrrhenian Sea, Italy). Rend. Fis. Acc. Lincei, 23, 25-43.
Cocco E.,  De Magistris M.A., Efaicchio M.T., Boscaino F., 1992. Geoenvironmental features of the Sele river plain littoral (Gulf of Salerno, Southern Italy). Boll. Ocean. Teor. e Appl. Vol. X, 2/3/4, 235-246.
D’Acunzi G., De Pippo T., Donadio C., Peduto F., Santoro U., Sessa F., Terlizzi F., Turturiello M.D., 2008. Studio sull’evoluzione della linea di costa della Piana del Sele (Campania) mediante l’uso della cartografia numerica. Studi Costieri, 14, 55-67.
GeoLab, Nautilus, Imprefond, 2004. Relazione tecnica. Esecuzione di una campagna di rilievi geofisici, carotaggi ed analisi di sedimenti marini nel Golfo di Salerno.
ICRAM – APAT, 2006. Manuale per la movimentazione dei sedimenti marini.